API Bergamo

"ADESSO BASTA!" LA VEDOVA GABRIELLA VITALI D'ANDREA CI SCRIVE

 


PUBBLICHIAMO CON VIVA PARTECIPAZIONE L'ACCORATA LETTERA DELLA SIG.RA VITALI D'ANDREA, A CUI CI STRINGIAMO CON AFFETTO E COMPRENSIONE
 

UN “FIORE DEL MALE”: LETTERA APERTA AL NOTO ATTORE/REGISTA MICHELE PLACIDO

Non inizierò questa lettera aperta con i soliti complimenti per le sue performance o per le doti artistiche evidenziate negli anni; inizierò semplicemente così, come la vorrà leggere, in un misto tra stima, “professionale affetto” e un pizzico di delusione nei confronti di un uomo che spesso ha indossato i panni degli italiani veri e dell’Italia tutta. Non me ne voglia, signor Michele, se da queste poche righe a lei rivolte, ne scaturirà una qualcosa di poco gradito ma, mi creda, ci sono cose su cui è necessario riflettere e su cui non si può dire:”è solo arte”. Si, lo so che lei di arte cinematografica potrebbe sostenere lezioni di livello universitario ma dare vita al “Fiore del male”, alle gesta di uno dei più sanguinari criminali a cui l’Italia ha dato i natali, è a mio avviso un insulto all’arte stessa e al concetto di rispetto e buon gusto nei confronti dell’Italia e degli Italiani.

Perchè gentile signor Placido, lei potrà anche sostenere che il cinema è soprattutto l’arte di raccontare l’uomo nelle sue mille sfaccettature ma sa bene anche come l’arte di raccontare gli uomini dovrebbe innanzitutto passare dalla capacità di raccontarli con oggettiva prospettiva e non con romantica faziosità. Un “Fiore del Male”, così come l’omonimo libro, racconta le storie di un criminale dalla parte di un criminale, sul quale pendono 260 anni di onorabile carcere e questo non lo racconto io ma i quintali di carta scritti sui fatti commessi da chi, impropriamente, lei ha definito un “Robin Hood”.

Raccontare di un “Robin Hood” avrebbe forse un senso, raccontare di un individuo come il “Bel Renè”, mi creda, è tutt’altra cosa. Lei si è affannato a rispondere a certe critiche rassicurando la platea che non sarà un film che santificherà la figura dell’ergastolano Vallanzasca, mi dovrà poi anche spiegare come potremo crederci se la sceneggiatura liberamente si ispira al libro autobiografico scritto dalla mano di un assassino a cui non basterebbero 4 vite per espiare, in base alla legge, ciò che veramente ha commesso. Mi chiedo inoltre come un Comune, quello di Milano, abbia potuto finanziare un così ambizioso progetto sulla base di quello scritto, un Comune che ancora, a mio avviso, dovrebbe costituirsi parte civile nei confronti del “”"signor”"” Vallanzasca per tutte quelle persone, Milanesi, a cui ha negato con la sua “preziosa opera” la vita….e non certamente celebrarlo con un film.

Quanti soldi per un progetto come “Il Fiore del Male” verranno stanziati? Per raccontare chi? E come? Come si può raccontare una storia o le tante storie legate al “Bel Renè” senza parlare con i familiari delle vittime, senza passare dalla cronaca, considerando solo le parole scritte, e grammaticalmente correte da qualcun altro, di un assassino? Come può sostenere, signor Placido, rispetto per le vittime e i loro familiari con queste premesse ? Cosa sta insegnando alla sua bellissima e bravissima figlia Violante? Che l’arte del cinema, di cui lei è detentore, si basa sulla speculazione della storia e dell’altrui dolore?

Probabilmente l’hanno fatto in tanti, è vero, ma chi viene colpito da vicino come noi Poliziotti, dalla produzione cinematografica di queste storie, non sempre può tacere e accettare. Raccontare i Poliziotti forse rende meno, raccontare, ad esempio, tanto per rimanere a Milano, della figura di Luigi Calabresi, sarebbe scomodo, probabilmente. Raccontare le luci, le ombre, il dolore, la paura di un “colpevole” come Luigi Calabresi renderebbe troppo poco e produrre un film su di lui, darebbe fastidio, davvero tanto fastidio, ai soliti “ben pensanti” che certamente preferiscono le malefatte di un “Bel Renè” a quelle mai davvero accertate di un Commissario di Polizia.

Signor Placido lei lo sa chi sono Bruno Lucchesi, Renato Barborini, Luigi D’Andrea e Giovanni Ripani? Sono quattro colleghi, suoi EX colleghi tra le altre cose, morti per mano del suo amico e attualmente collega Renato; gente che non ha visto i propri figli crescere e sposarsi, che non ha visto i primi passi dei nipotini, persone che hanno interrotto il loro cammino di vita per colpa della stessa mano che ha scritto la sceneggiatura che lei sta portando davanti alla cinepresa e che ogni volta stringe quando vi incontrate sul Set. Sig. Placido crede davvero che esista Robin Hood? Io si, ci credo, ma andrei a cercarlo a Notthingam e non in una delle tante carceri italiane…. e di certo non si chiama Renato Vallanzasca.

Un cordiale Saluto
Un Poliziotto
Un suo EX collega

Michele Rinelli - Poliziotto – febbraio 2010

 

PREMIO MARESCIALLO LUIGI D’ANDREA

Il 5 febbraio presso la sede della Regione Lombardia a Bergamo si è tenuta la 3ª edizione del Premio Maresciallo Luigi D’Andrea, alla presenza di autorità civili e militari. Il Premio, fortemente voluto dalla signora Gabriella Vitali, vedova del Brigadiere Luigi D’Andrea, ucciso insieme all’Appuntato Barborini il 6 febbraio 1977 presso il casello dell’autostrada A4 a Dalmine dalla banda di Renato Vallanzasca, è stato concesso a 5 poliziotti che si sono particolarmente distinti nell’adempimento del loro dovere in servizio e liberi dal servizio.

In particolare sono stati premiati l’Ass.te Capo Gianfranco Ottonelli e il Sov. Andrea Marinoni del Distaccamento Polizia Stradale di Chiavari con la seguente motivazione: “Con tempestività e capacità di dialogo hanno saputo neutralizzare i propositi drammatici di un cittadino in forte stato confusionale, salvandogli la vita. Esempio di fedeltà al dovere”. Inoltre sono stati premiati l’Ass.te Capo Massimo Orlandi e l’Ass.te Natascia Pigoni, Poliziotti di Quartiere della Questura di La Spezia, con la seguente motivazione: “Con grande sprezzo del pericolo e nobile, generoso senso del dovere, hanno affrontato le fiamme dell’incendio, ponendo in salvo due anziane cittadine e scongiurando il pericolo di un’esplosione dalle conseguenze fatali per i residenti del quartiere”.

Infine è stato premiato l’Ass.te Capo Roberto Villani della Questura di Roma con la seguente motivazione: “Libero dal servizio, evidenziando coraggiosa determinazione, encomiabile spirito di umana solidarietà, ha affrontato le fiamme dell’incendio, ponendo in salvo diverse persone, di cui una disabile. Chiaro esempio di elette virtù civiche e non comune senso del dovere”. I premiati hanno ricevuto direttamente dalla Sig.ra D’Andrea e dal Questore di Bergamo dr. Matteo Turillo il riconoscimento per le loro gesta.

Ogni anno, inoltre, il giorno 6 febbraio si tiene una cerimonia religiosa commemorativa presso il cippo installato all’uscita del casello autostradale di Dalmine lungo l’autostrada A4 in onore dei due suindicati poliziotti della Polizia Stradale di Bergamo uccisi dalla banda Vallanzasca.
 

MITI E DROGA

Puntuale come l’inizio programmato di uno show, ecco arrivare lo scoop prima del festival di Sanremo: Morgan ci rivela che usa cocaina per motivi terapeutici. Capirai che notiziona! Sarebbe forse uno scoop ancora più grande trovare un uomo del mondo dello spettacolo che non ne fa uso...Eppure il mondo mediatico sembra totalmente preso da questa cosa, se non altro per la buon tiratura o l’audience che riuscirà a portare a casa con i soliti programmi o riviste da spazzatura. In tutto questo, però, non ci si rende conto, per l’ennesima volta, che a pagare il conto sono sempre gli stessi.

Infatti non c’è il tempo di pensare alle conseguenze di tali dichiarazioni; non c’è l’interesse di capire  il problema; non c’è voglia di ascoltare i drammi ed i pianti della gente che combattono tutti i giorni con la droga. E così, tra un talk show ed una Buona Domenica, altro no si fa che umanizzare il Morgan (mostro sacro della musica!!!), di cogliere i lati positivi di questo outing tanto di moda, di trovare insomma un lato comprensibile ed addirittura condivisibile in ciò che ha sputato fuori senza pensare. E noi comuni mortali? Noi che ci roviniamo la vita per recuperare un figlio che si fa di cocaina per noia o emulazione? Noi che ancora crediamo nella verità, cioè che la cocaina è una droga micidiale (perchè subdola nei suoi effetti e psicotropa) e chi la sniffa altro non è che un drogato? Noi che indossando una divisa per 1.300 Euro al mese rischiamo la nostra vita per riuscire a catturare anche il più piccolo spacciatore, che sappiamo essere la goccia nel mare che il giorno dopo è libera di tornare nel mare? Noi che assistiamo impotenti e vorremmo gridare basta al fatto che un individuo arrivi a picchiare e violentare i propri familiari per estorcere il denaro per comprare la coca? Noi che per sopportare la fatica del lavoro o fare bella figura con le donne in discoteca non assumiamo coca, ma ci beviamo a forza un uovo sbattuto o esageriamo con un cocktail? Mi spiace dirlo, ma noi non siamo leader, noi non facciamo audience,  noi non meritiamo lo spazio su Novella Duemila, noi siamo antiquati e bacchettoni: siamo out!! 

Però in questo mondo al contrario, ci deve essere qualcuno che si incazza e taglia fuori questi pagliacci drogati. Ci deve essere qualcuno che cita in giudizio per danni il mito Morgan per il fatto che non riesce a spiegare alla figlia cocainomane che il suo idolo musicale altro non fa che il contrario di quanto è giusto, di quanto serve per essere un mito, di quanto serve per  esprimere il meglio della musica. Ci sarà un qualcuno che spiega a questi signori che la gente muore di droga. Ci sarà qualcuno che andrà a ritirare la patente di guida anche ai Vip perché drogati... Ma forse quel qualcuno si riduce a un gruppetto di noi poveri illusi che combattiamo in silenzio la battaglia contro la droga...

 

PREGIUDIZI E LEGALITA'

lunedì 01 febbraio 2010  Ci risiamo: Bergamo, 20 Gennaio 2010 - ecco il mostro, il tanto aspettato mostro sbattuto lì in prima pagina. Il titolo è di quelli che non lascia dubbi. Colpevoli senza se e senza ma…..ma soprattutto colpevoli senza PROCESSO. Il successo è garantito, le copie si vendono tutte di buon mattino, la curiosità è ossessiva: chi sono i delinquenti di oggi? Come si chiamano? Chissà se è quello lì che conosco….chissà se è il marito della mia vicina di casa…… non importa se il provvedimento è CAUTELARE, non importa cosa hanno fatto, non importa che dramma si sta consumando nelle loro famiglie. L’importante è avere l’argomento su cui chiacchierare non appena arrivo al bar con le colleghe, o in Ufficio quando accendo il computer. E così si inizia avidamente a leggere le pagine della cronaca (almeno una pagina intera!) per trovare il particolare, per scoprire sino a che punto c’è la malizia, sino a che punto c’è la corruzione, non importa se non sono nemmeno in grado di scandire in corretto italiano la tipologia di reato (al momento solo proceduralmente ipotizzata!), tanto non servirebbe lo stesso a capire di cosa si tratta. Ma aldilà di ogni commento, aldilà di ogni ipotesi di reato, aldilà di ogni opportunità e buon senso, resta ciò che per i prossimi mesi ed anni rimarrà stampato nelle menti delle persone: il poliziotto CAIO Tizio, di anni 30, in servizio nella stanza 24, piano primo dell’edificio della Questura, arrestato quindi colpevole !!! e poi? …..e poi cosa? Nulla più…….Non importa se addirittura tra 6 mesi al processo di primo grado CAIO Tizio sarà GIUDICATO INNOCENTE! Ormai nei bar, nei condomini e negli uffici lui sarà soltanto un nominativo comodamente associato ad una colpa di reato che gli avrà addossato la società, sullo sterile suggerimento di un giornalista schiavo del sistema informativo Italiano. Non importa se quando viene emesso un provvedimento cautelare nei confronti di privati cittadini, si indicano solo le iniziali e l’articoletto non occupa più di qualche riga. In quel caso il giornalista si sente in dovere di non indicare il nome per esteso. Mi piacerebbe sapere quale è questa voce “interiore” che guida la mano nello scrivere un articolo, facendo le differenze tra un “poliziotto” ed un privato cittadino”. Fatto stà che si sente parlare oggi più che mai della libertà dell’individuo sino a prova contraria, della dignità dell’uomo prima di ogni altro interesse, della riservatezza che tutti devono osservare nei confronti degli indagati, dei principi di legalità e giustizia, eppure siamo sempre rimasti a Caino ed Abele: il Buono ed il Cattivo. Ma questa è un storia vecchia! La cosa invece che la voce “interiore” di chi scrive suggerisce è solo una : solidarietà piena alle dimenticate famiglie dei poliziotti “Cattivi” e condanna alle discriminazioni d’informazione che uccidono la dignità di tutti giudicano a priori nella “illegalità morale”.

Autore: Stefano Memoli
 
Altri articoli...
Cerca
Aiuta i bambini di Haiti
La Rivista

Noi Cittadini per la Sicurezza

 

CASA EDITRICE
Logo_Supernova_Communication_2010 

Viaggia con noi
Image
Servizi on-line polizia